Giochiamo a qualcosa?
A cosa?
Non lo so, giochiamo a 1… 2… 3… Stella?
No, non mi piace…
Acchiapparella?
mmh… No non mi va di correre.
Guardie e ladri?
Nemmeno
Quattro cantoni?
No bisogna essere in cinque… Noi siamo in due….
Regina reginella?
Ok…

Dai.. Fai questa conta…
7, 14, 21, 28 questa è la conta del paperotto, questa e la conta del paperino, tocca a me, tu sei un cretino…
Sicuro che dica proprio così?
Certo, l’ho fatta migliaia di volte, preferisci “Ponte ponente ponte pi”?
No no fa niente… Mi fido…
Allora io mi metto qua, spalle alla parete… Tu comincia a chiedere… E io ti faccio avvicinare, quando sei abbastanza vicino da toccare il muro hai vinto e tocca a te fare la Regina… Dai… Inizia…
Va bene allora se non ricordo male, la frase dovrebbe essere…

“Regina reginella quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello con la fede e con l’anello, con la punta del coltello?
Quattro passi da formica... Un piede davanti all’altro, senza esagerare, attento che ti controllo…
E che vuoi controllare? Quattro passi da formica… Quanto lontano vuoi che vada?
Oh… Non cominciare a fare il polemico… E’ un gioco…
Io?… Polemico?… Ma ti senti quando parli o hai messo i tappi nelle orecchie?
Dai dai che è tardi…
Va bene… “Regina reginella quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello con la fede e con l’anello, con la punta del coltello?”
Due da gambero…
Ma davvero? Due da Gambero?
Si… Due da gambero…
Vabbè ma allora ce l’hai con me!!!
No…
Due passi da gambero e prima ancora quattro da formica… E’ evidente che ce l’hai con me…
No…
Ma come no…
Coincidenze…
Ma cosa dici coincidenze… Mica hai tirato i dadi o estratto una carta dal mazzo… Siamo solo io e te…
Vuoi chiamare qualcun’altro?
Ma no… cavolo no…
E allora?
Allora devi lasciarmi vincere almeno una volta…
Non c’è scritto in nessun regolamento che devo farti vincere…
Ma siamo in dueeeeee!!!… Che gusto c’è se tu sei sempre li e io sempre qui?
Ma così io mi diverto molto…
E io nooooo!!!
Senti… La tua è solo una presa di posizione gratuita, dovuta al fatto che non ti senti appagato completamente…
Cioè?
La tua vita non ti soddisfa…
E quindi?
Quindi getti tutto il tuo malumore, tutto il tuo risentimento e tutta la tua rabbia nel gioco… Mentre invece il gioco dovrebbe essere una valvola di sfogo, un tramite, attraverso il quale, ritrovare il tuo io bambino…
Ma tu chi sei?… Ma come parli… Io non ti conosco…
Ma dai, sono sempre io, ci conosciamo da un bel po’…
Non lo so… Comincio ad avere dei dubbi…
Su forza giochiamo non stiamo qui a fare discorsi inutili… Dai…
“Regina reginella quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello con la fede e con l’anello con la punta del coltello?”...
Uno da Plancton…
…Ma io ti strozzo!!! Cosa vuol dire uno da Plancton?… Come si muove il plancton?…
Sono più piccoli delle formiche… Il plancton vive nell’acqua, sono forme di vita microscopiche che servono da nutrimento ai grandi pesci…
Tipo?
Tipo le balene… Le balene si nutrono di Plancton… Quindi per fare un calcolo approssimativo, considerando le dimensioni del plancton… Diciamo che un passo da Plancton vale come mezzo passo da formica…
E come lo faccio mezzo passo da formica?
Lo fai solo con la punta del piede…
E per chi mi hai preso per un ballerino classico? Mica sono Bolle…
Senti… Se devi essere negativo allora smettiamo… Porta via tutta questa negatività che non la sopporto… Dai, forza, ripeti la formula che altrimenti viene notte a forza di discutere…
Va bene… “Regina reginella quanti passi devo fare per arrivare al tuo castello con la fede e con l’anello, con la punta del coltello?”...
Due da Gabbiano…
(saltella muovendo le braccia in su e in giù… Due saltelli con altrettante “sbracciate”)

E quelli cosa erano?
Due passi da gabbiano… Perché non va bene?
No che non va bene… Tu voli?
No… Ovvio che non volo… Ma neanche tu voli…
Questa cosa però ora non riguarda me… Riguarda te…
Tu non sai volare…
E quindi?
E quindi quando ti dico due passi da gabbiano… A meno che tu non sappia volare… Devi rimanere fermo dove sei…
Ho un presentimento…
Di cosa parli?
Parlo del fatto che il gioco che stiamo facendo potrebbe finire in tragedia…
Strano… Siamo lontani dalla strada e dal traffico, non vedo tombini aperti e ci sono pochissime persone che passeggiano sul marciapiedi, non vedo come possano accadere eventuali incidenti….
Tu no, ma io si… perché se continui a fare lo sciocco… Allora ti strappo le braccia e ti faccio rotolare giù dalla discesa…
Negativo e anche violento, basta adesso mi sono stancato… Lasciamo perdere questo gioco stupido…

I due si sedettero su una panchina del parco, quelle bianche in travertino, in silenzio, scavando piccole buche con le scarpe nel brecciolino, fino a trovare la terra di fondo, dal colore marrone, i respiri si fecero via via meno intensi…

Dall’ingresso Ovest del parco comparve un bambino a cavallo di una tigre, si muovevano lenti, la tigre era enorme rispetto al bambino che le stava seduto sul collo…

Vedi anche tu una tigre bianca?
Si
Sta venendo verso di noi?
Non mi sembra… Pare vada da quella parte…
E mentre lo diceva indicò l’altra uscita del parco, quella diametralmente opposta…
Via via che il bambino e la sua imponente cavalcatura si avvicinavano , si accorsero che intorno ai due c’era una sfera quasi invisibile…
Come se guardando attraverso una bolla di sapone foste in grado di vedere qualcosa che non vive nella vostra realtà ma che esiste solo all’interno di quella sfera…
E attraverso quella “Bolla” gigante che si librava intorno al bambino e la sua tigre, si potevano scorgere, ma leggermente più sfuocati, momenti di vita, persone che camminavano nel parco ma che in effetti esistevano solo all’interno di quella bolla…
Il bambino con un cenno fermò la tigre e si voltò a guardare i due rimasti seduti sulla panchina bianca di travertino…
I due immobili, pietrificati attendevano eventi futuri sbattendo leggermente le palpebre, trattenendo il fiato e quasi all’unisono avevano smesso di scavare piccole fossette con le scarpe nel brecciolino…

Era a circa 5 metri da loro, la tigre si era accoccolata sul brecciolino e il piccolo era sceso e li guardava, sembrava avere circa otto o dieci anni… Solo in quel momento si accorsero che il suo vestito, non era un vero vestito… Il bambino era vestito di luce, una luce soffusa e brillante allo stesso tempo, una luce ne fredda ne calda, una luce abbagliante ma che non feriva gli occhi, qualcosa che i due non avevano mai visto…

Cavolo… Disse Alexi… Questo deve essere Gesù Bambino…
E la tigre?
Chiese Ivànov
La tigre cosa c’entra con Gesù Bambino
Non lo so… Mica sono un esperto di Teologia…

Il bambino li guardò per alcuni secondi, poi cominciò a parlare… Usando una voce che veniva dal profondo, serena, calma…
Salve… Sono Tarkal, vengo dal futuro e sono un guardiano del tempo…
Ho studiato minuziosamente la storia di questo periodo ed è per questo che sapevo esattamente dove trovarvi, non abbiate timore… Sono qua per porre rimedio ad un grosso problema. Dovete sapere che sono stato faticosamente addestrato per essere inviato fino qui… E finalmente…

I due che erano rimasti senza respirare fino a quel momento presero una lunga boccata d’aria…

Tarkal scusa… Hai un documento che attesti che sei un guardiano del tempo?
Non è per sfiducia, ma sai… Basta poco a travestirsi e fare finta di essere chi non si è,
uno si presenta a cavallo di una tigre bianca con un vestito di luce e dice di essere Gesù Bambino ed ecco fatto che si creano equivoci…

Ma io sono Tarkal e non so proprio chi sia questo… Bambino… Gesù…

Va bene… Allora facciamo così… Per questa volta… Ma solo per questa volta, io e il mio amico qui, faremo un eccezione… Diciamo quindi che crediamo che tu sia chi dici di essere… Quindi Tarkal bla bla bla, quindi guardiano del tempo bla bla bla va bene la tigre, ok la luce ecc.ecc.
Dicci Tarkal… In cosa ti possiamo aiutare?

La storia dice che oggi in questo parco e tra pochi minuti mentre giocate a Regina reginella, uno di voi due avrà l’idea rivoluzionaria di inventare una macchina che possa teletrasportare cose e persone attraverso lo spazio abbattendo praticamente a zero i tempi di viaggio così come si conoscevano fino a quel momento… Basta aerei, basta macchine, basta treni, basta navi… Basta lunghe attese… Tutto fantastico… Però…

Però cosa? Domandò Alexi

Però durante l’inverno del 2152 a causa di un malfunzionamento di un condotto servo-idraulico della macchina per teletrasporto matricola 625/A.121Z si svilupperà un incendio che causerà una esplosione che a sua volta formerà un buco nero che in un’ora e trentacinque minuti circa ingoierà la terra e tutti i suoi 13 miliardi di abitanti…
Il momento esatto della scomparsa della terra, in base agli studi fatti, avverrà il 10 Febbario 2152 alle ore 10:26:35.628.

E noi Tarmak come possiamo…
Tarkal… Il mio nome è Tarkal…
Ok Tarkal… Noi… Come possiamo aiutarti?

Io sono stato inviato qui dal Grande Consiglio per trovare colui che ha inventato la macchina per il teletrasporto ed eliminarlo… Per questo motivo ho portato con me un disintegratore sub-atomico…

E mentre diceva questo, nella sua mano destra apparve un arnese a forma di pistola ma molto più luccicante… che tenne per qualche istante puntato verso l’alto declamando il giuramento dei guardiani del tempo proprio come gli avevano insegnato a fare il giorno che era stato chiamato dal Grande Consiglio…
“Io Tarkal Scadrang… Della famiglia degli Scadrang da 20 generazioni, giuro fedeltà al Grande Consiglio e prometto di servire per sempre, come Guardiano del Tempo con fedeltà e onore… Disintegrando le minacce che minacciano la nostra terra e il nostro tempo ed impedendo a chiunque, anche là dove ora è già domani, di giocare a Regina reginella”

Tarkal…
Si?
Minacce che minacciano… Suona male…
Si lo avevo pensato anche io… Ma ora basta attese…
Chi di voi è Alexi Budronov?

Entrambi senza nessuna incertezza e all’unisono indicarono l’altro gridando forte in coro…
“Lui”
Signori… Disse Tarkal con un tono decisamente spazientito,
vi esorto a dire la verità poiché mi è vietato eliminare altre persone.. Per via del fatto che la storia subirebbe chissà quali variazioni, chissà quali conseguenze e noi non vogliamo che questo succeda vero Alexi Budronov ?

Di nuovo le loro voci si unirono in un coro spontaneo….
“Dice a te”

Dall’ingresso Ovest del parco una nuova figura apparve improvvisamente, questa volta vi fu anche un piccolo spostamento d’aria, procedeva lentamente verso quello strano gruppetto…

E questo qui adesso chi è… Chiese in un sussurro Ivànov…

Il nuovo arrivato era un ragazzo di circa vent’anni che avanzava verso di loro cavalcando un gigantesco ippopotamo argentato, muovendosi, quasi levitando, in quella che sembrava essere una bolla simile a quella usata anche da Tarkal e che, come quella, lasciava trasparire, per chi ci guardasse all’interno, le immagini di un fantastico mondo semplicemente sfumato, o per meglio dire po’ nebbioso…

Il ragazzo, capelli biondi lunghi, dal viso chiaro con una barba mediamente folta ma curata, vestito solo di una tunica bianca con un gesto della mano fece fermare la sua cavalcatura di fianco a Tarkal e alla sua tigre, proprio di fronte ai due, che ancora sedevano sulla panchina con i piedi infilati nelle loro fossette di brecciolino

Ci fu un momento di imbarazzo, poiché, sebbene un bambino di dieci anni a cavallo di una tigre bianca, avvolto dalla luce che dice di venire dal futuro, fosse difficile da accettare, in fondo in fondo le loro menti si erano quasi abituate alla cosa, ma veder sopraggiungere quest’altro tizio a cavallo dell’ippopotamo argentato, cominciava a creare dei vuoti mentali che, a livello meramente statistico, evidentemente erano difficili da colmare…

Io sono Lakart…
E vengo dal futuro… Sussurrò usando un tono eroico Alexi…
No non vengo dal Futuro io vengo dal Futuro Anteriore ed è per questo che:
Quando voi siete io sarò stato…

Ivànov lo interruppe e con facile sarcasmo disse…
Va bene i verbi li sappiano… Ora dimmi quanto fa nove per sette…

Io…
Proseguì Lakart rivolgendosi direttamente a Tarkal…
Io sono la tua immagine riflessa di quando avrai avuto 19 anni…

E’ si … Avrai avuto… Futuro anteriore… Commentò sottovoce Ivànov…

Io ho studiato la storia e so per certo che gli avvenimenti di oggi porteranno alla distruzione della terra…
Lakart fu talmente categorico in questo senso che sia Ivànov che Alexi gli credettero immediatamente, anche se bisogna ammettere che il suo Ippopotamo argentato destava in loro ancora qualche sospetto.

Sono qui dopo aver viaggiato dal futuro anteriore ad oggi, per dire al mio io riflesso Tarkal… Di non disintegrare solo il povero Alexi Budronov poiché questo evento darebbe il via ad un concatenarsi di altri piccoli accadimenti che porterebbe all’estinzione della razza umana attraverso una terribile epidemia di… Di… Una malattia di cui ora non ricordo il nome… Probabilmente è un problema del viaggio nel tempo… Ma che avevo studiato…

Si si… Disse Ivànov dicono tutti così…

Tarkal a quel punto ruppe il silenzio… E rivolgendosi a Lakart chiese…
Se tu dici di essere me, il me riflesso intendo, allora… Dimmi… Come mai il neo che ho sulla guancia destra anche tu ce l’hai nello stesso punto? Non dovresti averlo a sinistra, come se mi guardassi in uno specchio?

E’ si Lakart, dicci un po’ come mai?
Chiese Ivànov usando un tono di sfida…
Ma che stai facendo?
La voce di Alexi lo gelò
Ora ti metti a difendere quello che mi vuole disintegrare?
… No, certo che no… Però la questione sollevata aveva delle solide fondamenta… E poi non l’hai capito che l’altro ci vuole disintegrare a tutti e due? “Mors tua vita mea”
Bell’amico…

Questa… Si mise a spiegare Lakart
… E’ un’interferenza a livello visivo, dovuta al viaggio che ho effettuato… Quindi nella mia realtà io ho il neo a sinistra, ma dopo il viaggio nel tempo a causa di una leggera distorsione visiva ce l’ho a destra…

A quel punto i due cominciarono a discutere animatamente sull’opportunità di disintegrare solo Alexi, o tutti e due e mentre avevano cominciato ad urlare sovrapponendosi l’un l’altro, il terzo viaggiatore li interruppe materializzandosi in un lampo di luce…

Scusate… Disse, estraendo da uno zaino un teletrasporto multitempo portatile da spalla, uno di quelli che voi sicuramente avrete visto molte volte in questi anni…
Perdonatemi se mi intrometto così, senza presentarmi, ma dovete immediatamente abbandonare questo istante temporale…
E diresse il mirino del suo teletrasporto multitempo portatile da spalla verso Tarkal e Lakart facendoli sparire in due lampi di luce simultanei…
Tarkal ebbe solo il tempo di dire… Ma…
I due vennero così ri-teletrasportati ai loro rispettivi futuri…
Questa volta il terzo viaggiatore, che non usava cavalcare animali si rivolse ad Alexi ed Ivànov…
Scusatemi, a volte perdiamo il controllo di alcuni eventi…
Rimarrei volentieri qui a discutere con voi di quel gioco meraviglioso che stavate eseguendo ma… Ora che ho sistemato le cose con i due invasati spazio-temporali è giunto il momento di andare…

Li avete Uccisi? Domandò Alexi Budronov
No… Per carità… Noi non uccidiamo nessuno, noi imprigioniamo, torturiamo ma non uccidiamo nessuno e dicendo questo scoppiò in una risata gutturale, discretamente spaventosa… Poi aggiunse:

Voi dovete continuare a fare ciò che stavate facendo, dovete giocare a Regina reginella… Il futuro ne ha bisogno, Noi ne abbiamo bisogno… Alexi Budronov e Ivànov Kramulin il futuro è un panno bianco sul quale fare passi da formica o da Plancton oggi avrà una grandissima importanza per il domani… Lo so che adesso vi sembra strano quello che vi sto dicendo, ma voi sarete i salvatori dell’umanità…

I due erano muti e lo guardavano fissamente…

Ora però devo proprio andare… Un ultima cosa… Prima che mi dimentichi,
Guardò Alexi Budronov attentamente negli occhi
Tu… Alexi Budronov… Ogni tanto devi far vincere Ivànov… Regina reginella è una cosa seria… Non è una cazzata…

Io gliel’ho detto… Disse Ivànov, mentre con una mano si copriva distrattamente il volto…

Il terzo visitatore scomparve anche lui in un lampo di luce ma chi se lo ricorda ancora, dopo tanti anni, lo descrive così,
all’incirca 70 anni, barba folta, vestito con una mimetica verde militare le maniche arrotolate, con indosso un paio di anfibi neri ed un particolare strano… Un tatuaggio, consumato dal tempo, sul braccio scoperto, un teschio con le ossa incrociate con del sangue che colava dai denti, e appena sotto, una scritta circolare che recitava…
“Dieci passi da Ghepardo o morte”