Alla notte di Tirana
Lo so, ci sono, della vita, cose più importanti,
momenti alti di filosofia e profondità,
problemi veri e insormontabili,
che a pensarci
il pallone è poca cosa anzi niente,
ma per alcuni la palla,
il calcio…
Sono di sofferenza e beltà.
Allora per quegli stolti
al fischio d’inizio,
s’apre un mondo d’inferno e paradiso
fatto di speranze
sofferenze,
di grida e euforia
goal e scivoloni.
I sorrisi,
quelli pochi,
sono cosa per vincitori
e a noi de Roma… Della Roma
che come mantra ripetiamo
“Mai ‘na gioia“
si fanno radi.
Così, quando arriva qualcuno che ci fa credere nel miracolo della vittoria
noi ci diamo anima e cuore,
ci sediamo sulle gradinate di uno stadio e non importa quanto grande sia,
perché per noi sarà sempre troppo piccolo per contenerci tutti,
e cantiamo e gridiamo per 90 minuti più recupero, fino a farci uscire gli occhi di fuori,
fino a farci andare via la voce,
sventolando le bandiere grandi e piccole,
alzando le sciarpe sopra la testa.

Per noi, i colori più belli, fin da quando ci ricordiamo, sono il giallo e il rosso,
così quando una notte di un 25 Maggio 2022, sul prato erboso dello Stadio di Tirana si verifica il miracolo,
tutte quelle voci che aspettavano “… Quella gioia” , si alzano in un unico grande coro che canta:
“Roma, Roma, Roma
Core de ‘sta città
Unico grande amore
De tanta e tanta gente
Che fai sospirà…”
E al fischio finale anche la gente che stava a casa scende per strada, prendendo al volo ‘na bandiera, ‘no straccio una maglietta qualsiasi cosa, basta che sia colorata de giallo e rosso…
E agli stranieri che chiedono cosa è successo gli si dice urlando con grande calma:
“Semooo Campioniiiii”.
Che poi alcuni…
Quelli ‘nvidiosi che stanno dellà dar Tevere, ce l’hanno ripetuto tante volte che questa è “… ‘na coppetta” che non vale niente, la serie “C” delle coppe europee,
ma a noi, a noi nun ce frega gnente,
che la vincessero loro mo, ‘na coppa europea, visto che so’ così bravi…
Noi ‘sto giorno s’aspettava manco da poco, da sessantun’anno,
era il 1961, la Coppa delle Fiere…
La gente intanto pe’ strada core, canta, strilla, salta, nun ce capisce più gnente,
E va ad aspettà la squadra de ritorno dall’Albania, a Fiumicino fino alle 5 der mattino pe gridà quanto so felici, quanto so grati…
Il giorno dopo succede il finimondo uguale, con la sfilata dei Bus scoperti, con la squadra, l’allenatore il presidente a salutare 100.000 accalcati a cantà con la coppa,
quant’ è bella,
la stringe Lorenzo Pellegrini, il Capitano che la tiene abbracciata e la alza e la riabbassa come fosse un peso da palestra…
Tutta Roma se fanno e d’ogni dove la gente è uguale, che sbraita e s’accalora
Poi piano piano, anche la stanchezza vince sui vincitori e le fantasie più grandi s’affacciano timide nei pensieri…
Dopo la Conference League l’Europa League, lo Scudetto e poi La Champions…
“St’artr’anno co’ Murigno vincemo tutto”
dice uno, mentre passa con la bicicletta e un bandierone talmente grande che non si capisce come faccia a non cadere…
Alla fine la città piano piano si svuota…
E mentre anche gli ultimi tifosi si decidono ad avviarsi verso le loro case, in lontananza, si possono ancora sentire alcuni scalmanati cantà ‘na cosa, come fosse un mantra ipnotico…
“… Il figlio de Zaccagni è de Zaniolo… Il figlio de Zaccagni è de Zaniolo… Il figlio de Zaccagni, il figlio de Zaccagni, il figlio de Zaccagni è de Zaniolo…”
…
“… Come ho detto ai ragazzi nello spogliatoio a Torino…
A Torino abbiamo fatto quello che dovevamo fare, qualificarci per…
Per Europa League, abbiamo fatto il nostro lavoro, di una stagione,
oggi non era lavoro, oggi era storia…
Scrive o no scrive…
Abbiamo scritto…
Abbiamo scritto…”
(Josè Mourinho – Stadio di Tirana – 25 Maggio 2022 – Ore 23:25 – In diretta su La8)
Grazie Mou.
