Passami il pennello che voglio verniciare il cielo.
E di che colore lo vuoi fare?
Non so, vediamo, ho intenzione di mischiare un po’ di colori e poi sputarli in alto,
il più in alto possibile, come se fossero palloncini volati.
Allora prendila come idea
Cosa?
Quella dei palloncini volati
Che cosa intendi dire?
Che hai avuto una bella idea, potresti riempire i palloncini di pittura e poi gonfiarli con dell’Elio, abbastanza da poterli lasciar scappare il più in alto possibile, così che scoppiando schizzino colore ovunque ed il cielo si colori
Brava, cavolo che bella idea, magari ne avessi io di queste idee.
E così dicendo cominciò a mischiare colori e gonfiare palloncini.
Uno, poi due, poi tre, insieme ne gonfiarono più di centellomilaentrecentequarantinque, e quella notte, sciolsero tutti i fili che li tenevano prigionieri e li lasciarono volare alla luce della Luna, che li colorò quasi tutti uguali,
anche se uguali non lo erano mica per davvero.
Il giorno dopo visto che il paese era piccolo, vennero tutti a vedere, perché s’era sparsa la voce che i due avevano studiato un piano per colorare il cielo, così si misero sulle collina, belli in alto, a guardare di quanto fosse diverso e di che colore fosse diventato, tutti ma proprio tutti a naso in su.
Ma per quanto si sforzassero di guardare, il cielo non cambiava d’azzurro quel tono di colore e un ora e due e tre,
qualcuno diceva anche:
<< Che male al collo >> o
<< Mi brucian gl’occhi >> ed altre frasi sciocche di chi sta li a fissar pupille al cielo.
Poi piano piano se ne andarono e i due rimasero soli al tramonto, sotto ad un albero di mele, seduti, un po’ tristi…
… Che le grandi invenzioni hanno bisogno di tempo per manifestarsi
disse lei e l’altro di rimando:
Che si, è ovvio, ma poi a chi interessa poter cambiare il colore del cielo?
Ma un poco si rammaricava del tempo perso e di tutto il cuore che ci aveva messo.
Così i due si andarono a coricare e quasi insieme ci smisero di pensare.
Quella notte fece freddo, così tanto freddo che iniziò a nevicare
e la neve che scese, coprì le colline, i campi, le auto e le case, i cani e i trattori, coprì tutto con la sua coperta bianca,
scesa lenta lenta,
con calma.
E nel silenzio che la mattina avea portato, la gente del paese aprì le finestre una dopo l’altra e s’accorsero ognuno che la neve non era bianca…
Nooo!!! Era d’ogni colore:
gialla, verde, rosa, rossa, viola e blu,
E poi Arancio, fucsia, azzurra, indaco e lassù
sulle colline,
arcobaleni sovrapposti, chiazze e strisce, pois e quadrati
tutti i colori dai palloni esplosi eran tornati
e la gente rideva, correva e gridava
lanciandosi palle di neve colorata.
I due allora si abbracciarono, forte forte.
Il cielo non l’abbiamo colorato no
ma la neve invece… Ammirate la neve
e a guardar le persone ballare felici
tutto il giorno sorridendo rimasero…
Ma voi, l’avete mai vista voi, la neve pitturata?
forse non è possibile… chissà
forse è solo una stupidata,
ma se vi dicessero che si potesse fare, allora,
in una notte d’inverno,
li riempireste centellomilaentrecentequarantinque palloncini
con tutti i colori del mondo, per poi lasciarli volare via
aspettando che la neve cada colorata?
Oppure, direste semplicemente:
<< Ma no, certo che non è possibile,
certo che è una stupidata >>
