Avevo un sogno anzi due.

Nel silenzio di una notte,
dal sonno sbagliato
ci si mangia il cervello
affogato nel tanto perché
dal tanto come mai
e dai tanti dove.

La notte spenta,
quella della paura di morire,
la notte che il giorno tarda sempre un minuto e dieci ad arrivare
quella notte che il sole sembra non voglia albeggiare
con il dolore sordo che segna il tempo al di qua e al di la del nostro cuore.

Una notte senza rumori
notte di brividi,
che urla e piange dentro al nostro silenzio
quella volta che,
Invece di entrarvi, il suono
fuoriesce dalle nostre orecchie
quella volta che,
vorresti addormentarti
ma tieni gli occhi aperti per non farlo
e poi non solo quella volta, ma…
Un’altra,
qui o dopo.